Elisabetta Eliotropio è passata dalle nostre aule alla scena artistica contemporanea con una rapidità che porta con sé metodo, visione e un’identità curatoriale ormai riconoscibile. Oggi lavora con artisti italiani e internazionali, cura progetti multidisciplinari e, in una sorta di cerchio che si chiude, accoglie a sua volta giovani stagisti nella sua attività.
Abbiamo voluto intervistarla non solo per raccontare il suo percorso, ma perché attraverso le sue parole si intravede un modo possibile e realistico di costruire una carriera culturale contemporanea.
Intervista a cura di Valentina Pansanelli, Coordinatrice di progetti formativi nell'area delle Industrie Culturali e Creative di Demetra Formazione.
Sono Elisabetta Eliotropio e lavoro accanto ad artisti italiani e internazionali per dare forma e voce ai loro progetti. Mi piace essere il punto di passaggio tra ciò che immaginano e desiderano, e chi li scoprirà. Più che portare qualcosa, accompagno e restituisco quello che mi hanno affidato.

La mia esperienza a Demetra mi ha fornito alcuni strumenti e skills che utilizzo nel mio progetto attuale, l’Eliotropio Art Curator che porto avanti da prima della frequentazione dei corsi. Non sono nate collaborazioni durature, ma l’esperienza ha comunque contribuito al mio percorso formativo.
Recupero una citazione di Star Wars che ho rivisto di recente, del maestro Yoda: “Fare, non provare”. Anche io sono in un percorso di crescita, il mio cammino professionale è ancora in divenire, quindi non mi sento del tutto in una fase pedagogica. Però, se c’è qualcosa che vale la pena trasmettere, è proprio questo: darsi da fare ogni giorno con costanza e impegno. Non è tentare per il gusto di farlo, ma agire davvero, accettando il rischio di fallire e di sbagliare.

L’ascolto. Gli artisti portano con sé un grande bagaglio emotivo e, in qualche modo, lo custodiscono nelle opere che creano. Ognuno ha una storia propria, intima e personale, che desidera trasmettere. Per comunicarla davvero agli altri, bisogna conoscerla a fondo e comprenderla con cura e attenzione.
Certo. Sta arrivando POST-NARRATIVE, la prima mostra del 2026, che si terrà in Via Pepoli 1 a Bologna dal 5 all’8 febbraio. Esploreremo il concetto di post-narrazione attraverso un racconto plurale e condiviso tra artisti e visitatori. L’obiettivo è far emergere nuove storie dalle opere esposte. Non vedo l’ora di scoprire quali narrazioni prenderanno forma.

Certo. Sta arrivando POST-NARRATIVE, la prima mostra del 2026, che si terrà in Via Pepoli 1 a Bologna dal 5 all’8 febbraio. Esploreremo il concetto di post-narrazione attraverso un racconto plurale e condiviso tra artisti e visitatori. L’obiettivo è far emergere nuove storie dalle opere esposte. Non vedo l’ora di scoprire quali narrazioni prenderanno forma.

Penso che ogni esperienza lavorativa comporti sfide diverse ogni giorno. La più grande, forse, è mantenere credibilità in ciò che si fa, e questo si conquista solo restando autentici. È anche il motivo per cui ho scelto di dare il mio nome al mio progetto: assumermi la responsabilità di ciò che realizzo. Nell’arte, credo che l’autenticità sia la cifra più importante di tutte.
Il fatto che oggi Elisabetta curi il suo progetto con passione e sacrificio (parola necessaria poiché è impossibile nascondere come ancora oggi in Italia la cultura e le professioni artistiche siano strutturalmente disincentivate come forme di investimento) racconta una cosa semplice e bellissima: quando la formazione funziona, genera competenze, ma soprattutto genera opportunità e futuro. Ed è di futuri così che ci auguriamo di continuare a raccontare.